Sciamanesimo in Giappone – influssi e sviluppi

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Sciamanesimo in Giappone – influssi e sviluppi

Quali sono allora le caratteristiche distintive di questo fenomeno nell’arcipelago giapponese? Cosa lo assimila all’immagine tradizionale di Eliade, e cosa invece lo allontana?
Uno dei più autorevoli studiosi giapponesi in materia è senza dubbio il già citato Hori Ichiro, che attraverso una serie di lavori di grande interesse ha contribuito a fare chiarezza sul panorama e sulle caratteristiche di questo fenomeno religioso, di cui una delle più immediate è la predominanza di uno sciamanesimo di carattere femminile.

Facendo spesso riferimento all’opera di un altro famoso studioso, Yanagita Kunio 柳田國男, propone la divisione delle sciamane giapponesi in due tipi

One is comprised by women attached to large shrines who perform sacred dances at festival times, making use of boiling water believed to possess purifying power. The other is constituted by women called “drumming shamanesses” (tataki miko), or mediums (kuchiyose). Where they live is not usually known. A shamaness simply walk into a village from some place ten or twenty miles away, holds séances for those who come to her, and moves on.
Hori Ichiro

Hori ripropone la classificazione di Yanagita, e riconosce le “sciamane del tempio” (jinjia miko 神社巫女) e le “sciamane spiritiste” (kuchiyose miko 口寄せ巫女). Entrambe tuttavia, discenderebbero da un’antenata comune, che viene chiamata mikogami 御子神, “bambina del kami” ; già da qui la sciamana era una sorta di mediatrice tra il mondo degli uomini e quello degli dei e degli spiriti. Mentre tuttavia la mikogami aveva una posizione riconosciuta nel proprio clan, e quindi un potere notevole, la situazione delle sue discendenti diventa più delicata e instabile nel periodo medievale, durante il quale si allontanano dai grandi centri di potere per stabilirsi nelle regioni provinciali. Yanagita rintraccia questo deterioramento del potere della sciamana nella nascita di alcune forme popolari di sciamanesimo, che poco hanno a che vedere con quello tradizionale, e che quindi causano una degenerazione della figura delle miko.

Un altro studioso che, nel primo dopoguerra ripropone la divisione in due principali categorie di sciamane è Nakayama Tarō 中山太郎 ; le kannagi 神和 (“sciamane del tempio”), e le kuchiyose 口寄せ (“le medium”), entrambe derivanti da una stessa radice. Nakayama traccia poi un percorso storico dello sciamanesimo che vede originariamente una figura femminile unica e socialmente importante. Dopo un primo periodo di sciamanesimo puro, quando esso poteva esercitare pienamente le sue più significative funzioni, si sussegue un momento di collisione tra Buddhismo e sciamanesimo, provocando in quest’ultimo cambiamenti radicali con nuovi tratti di superstizione e credenze popolari, quasi volgari. Le kannagi hanno perso così la loro funzione sciamanica riducendosi a mere danzatrici, e gli etnologi e studiosi hanno rivolto la loro attenzione quasi esclusivamente alle kuchiyose, all’interno delle quali rientrano le gomiso e le itako. Questo ha comportato la diffusione della credenza che le sciamane giapponese siano esclusivamente medium.

Successivamente, per analizzare e rintracciare l’origine di questa figura, gli studiosi hanno spesso volto lo sguardo a realtà vicine, e hanno di conseguenza concentrato la loro attenzione sullo sciamanesimo di Okinawa , che in questo modo è stato ampiamente studiato. Emerge qui, a differenza della situazione del Giappone centrale, una struttura organizzata, in cima alla quale troviamo la kikoe ōkimi 聞大君, (“il ministro dello stato che ascolta e riceve

[i messaggi degli spiriti]”), con chiare responsabilità religiose; subito sotto di lei troviamo la noro 祝女, sciamana che vive nei villaggi e che corrisponde alla jinjia miko del Giappone in senso stretto. Al fianco delle noro, in quanto loro assistenti, troviamo le sacerdotesse chiamate tsukasa  ツカサo niigami根神.  Quando la famiglia Shō 尚stabilì il suo controllo sulle Ryūkyū, il territorio venne diviso in distretti, in ognuno dei quali fu costruito un tempio principale, ōamurera オオアムレラ o ōamushirare 大アムシラレ; questi templi maggiori servivano per la supervisione delle noro su tutto il territorio. Questa struttura organizzativa ha resistito per molto tempo, rafforzando a livello formale la concezione per cui religione e politica andavano divisi tra uomini e donne.

Oltre a queste figure, a livello locale, vanno ricordate altri due tipi di sciamane, le yuta ユタe le zuri ズリ; mentre queste ultime sono poco più che prostitute, le yuta diventano sciamane attraverso una vocazione inattesa e spesso violenta, a differenza delle noro che ricevono il ruolo di sciamana per via ereditaria ; per questo motivo, gli studioso sostengono che solo tra le yuta  possono essere rintracciate le vere sciamane.

La funzione delle sciamane come sacerdotesse del tempio è preservato a un livello decisamente superiore rispetto al resto dell’arcipelago giapponese. Quando una donna diventa noro, infatti, la kikoe ōkimi autorizza un rito di installazione e conferisce all’iniziata la licenza e un ventaglio simbolico, il tutto attraverso la supervisione di un tempio centrale che agisce su diversi villaggi; si può così sottolineare che, mentre nel Giappone in senso stretto, le miko non sono sotto la giurisdizione di una struttura organizzata superiore fino al periodo Meiji, il sistema delle noro in Okinawa è stato consolidato sotto un’autorità centrale fin dal XV secolo.

Esiste un’altra area geografica che può avere influenzato lo sviluppo dello sciamanesimo nipponico, ed è la Corea; sono stati pubblicati diversi lavori sullo sciamanesimo coreano e sui paralleli che intercorrono tra questo e il suo corrispondente giapponese . Poiché esistono poche testimonianze scritte per l’antica Corea, in generale ci si è affidati ai lavori in cinese; nel presente, la grande quantità di lavori prodotti in seguito alla ricerca sul campo permette uno studio approfondito sullo sciamanesimo nella penisola coreana.

Ad oggi, la Corea del Nord è il posto a cui guardare se si vuole individuare quel tipo di sciamanesimo che si può definire classico, vale a dire quello in cui intervengono trance e fenomeni di estasi; è anche il luogo in cui, accanto alle sciamane, possiamo trovare un numero significativo di colleghi maschi. Nella Corea del Sud, invece, lo sciamanesimo è stato ridotto a un fenomeno di intrattenimento pubblico .
Genericamente, lo sciamanesimo coreano viene diviso in tre classi; le mudang, le sangmudang e i pansu , uomini ciechi che scelgono lo sciamanesimo per ragioni di sussistenza. Le mudang possono essere comparate alle noro di Okinawa, in quanto il ruolo di sciamana si trasmette per via ereditaria, di solito dalla madre o dalla zia, e di conseguenza non possiede nessun carisma magico.

La seconda categoria, quella delle sangmudang, è caratterizzata da un percorso completamente diverso; in momenti di particolare crisi, e al di là di ogni volontà personale, cadono in uno stato di grande ansietà spirituale, si sottopongono quindi a un lungo percorso iniziatico e alla fine diventano sciamane. A differenza delle mudang, non sono inserite in una struttura organizzata, non vivono di questa attività, anche se tuttavia cadono in trance e comunicano con il mondo degli spiriti, mormorano oracoli, e si occupano di divinazione; di conseguenza la loro influenza sulla gente comune è straordinariamente forte. Tuttavia, da un punto di vista sociale, il loro status è estremamente basso, a differenza delle mudang che invece rivestono un ruolo ufficiale, in una struttura organizzata, con un sistema di templi e cappelle ed esse associato.

Esiste ancora una zona da prendere in considerazione per valutare le possibili influenza sullo sciamanesimo nipponico, vale a dire l’isola più settentrionale dell’arcipelago giapponese, l’Hokkaidō 北海道, sede del popolo Ainu . Diversamente dagli esempi analizzati fino ad ora, le sciamane Ainu dell’Hokkaidō sembrano non avere declinazioni diverse dalla tsusu; esiste tuttavia l’imu, una classe di donne che mostra sintomi patologici in qualche modo simili a quelli delle tsusu. Non è chiaro se le imu sono individui che hanno fallito nel diventare tsusu, o se rappresentino una categoria completamente distinta. Sembra tuttavia esistere una netta linea di demarcazione tra le due figure, per cui una imu non è mai diventata una tsusu, e una tsusu non è mai stata precedentemente una imu.

Sembra che non esistano i corrispettivi delle jinja miko e delle kuchiyose, e che solo come conseguenza del contatto con i wajin le tsusu abbiano iniziato ad agire come medium. Sembra inoltre non esistere una trasmissione del ruolo di sciamana per via ereditaria, né un ingresso in questa classe per farne un’attività lavorativa.

By |2017-02-16T18:42:50+00:00August 13th, 2014|antropologiA, buddismo, Itako, Religione|0 Comments