Lo sciamanesimo in Giappone: per un’introduzione

/Lo sciamanesimo in Giappone: per un’introduzione

Lo sciamanesimo in Giappone: per un’introduzione

Per poter parlare delle itako e della loro particolare esperienza dobbiamo preliminarmente volgere la nostra attenzione al panorama giapponese nel suo complesso; non possiamo infatti comprendere la particolarità di questa forma di sciamanesimo se non la collochiamo nel contesto più ampio in cui va a inserirsi, e non la mettiamo in collegamento con le altre esperienze sciamaniche che esistono e sono esistite nell’arcipelago giapponese.


Parlare di sciamanesimo nipponico, tuttavia, ci obbliga a un ulteriore passo introduttivo: non possiamo esimerci infatti dall’analizzare, seppur brevemente, il testo che più di altri ha affrontato e studiato questo particolare fenomeno religioso, lo studio di Mircea Eliade Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi , dato alle stampe per la prima volta nel 1951. Questo è un testo di notevole importanza nell’ambito della storia religiosa, in quanto è il primo a occuparsi interamente e nel modo più ampio possibile del fenomeno sciamanico; per quanto alcune interpretazioni e tesi possano ad oggi non essere più condivise o accettate, rimane quindi un’opera fondamentale per chi voglia avvicinarsi a queste tematiche.
Lo Sciamanesimo si apre con un capitolo nel quale lo studioso tenta di inquadrare l’oggetto del suo studio, vale a dire lo sciamano, mettendo ordine tra varie terminologie

A partire dall’inizio del secolo gli etnologi hanno preso il vezzo di usare indifferentemente i termini sciamano, medicine-man, stregone o mago per designare certi individui dotati di prestigio magico-religioso

[…] se col termine “sciamano” si intende ogni mago, stregone, medicine-man o estatico che si incontra nel corso delle religioni […] il risultato sarà una nozione estremamente complessa e, ad un tempo, imprecisa, di cui non di vede l’utilità .
M. Eliade, Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, Roma, Edizioni Mediterranee, 2005

Infatti, lo sciamano non è solo un mago, o solo un guaritore; è anche uno psicopompo, un sacerdote, un punto di contatto tra diversi mondi, colui che comunica con gli spiriti.
Eliade fa risalire l’origine dello sciamanismo all’area siberiana e centro asiatica

Lo sciamanismo strictu sensu è, per eccellenza, un fenomeno religioso siberiano e centro-asiatico […] il termine deriva dalla parola tungusa shaman.
M. Eliade, Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi

In quest’area, la vita religiosa è imperniata sulla figura dello sciamano, che pur non essendo l’unico operatore del sacro, è senza dubbio il più rilevante. La spiegazione che Eliade dà di questa predominanza è la seguente

Perché in tutta questa zona ove l’esperienza estatica è considerata come l’esperienza religiosa per eccellenza, lo sciamano, e soltanto lui, è il gran maestro dell’estasi.
M. Eliade, Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi

Ecco una prima, importantissima definizione: lo sciamano è lo specialista dell’estasi, e conseguentemente lo sciamanismo è la tecnica dell’estasi. Tale tecnica coesiste con altre forme di magia e religione, ma ha la particolarità di essere una “specialità” magica che comporta elementi come il volo magico, la discesa agli inferi, il dominio del fuoco, e soprattutto un particolare rapporto con gli spiriti. Lo sciamano infatti riesce a comunicare con essi (morti, demoni, spiriti della natura) senza mai divenire un loro strumento.

Una considerazione fondamentale che lo studioso affronta in questa parte iniziale del testo è la seguente

Pur dominando la vita religiosa dell’Asia centrale e settentrionale, lo sciamanismo non è per questo la religione […] di quest’area immensa
M. Eliade

Lo sciamanismo infatti è una tecnica, non una religione; questa, con il suo bagaglio ideologico, mitologico e rituale, oltrepassa lo sciamanismo. La caratteristica che divide gli sciamani dal resto della comunità religiosa è che questi hanno accesso a una zona del sacro inavvicinabile dalla gente comune, che rimane nei limiti di un’esperienza religiosa generale.
Le popolazioni da cui secondo Eliade ha avuto origine lo sciamanismo sono caratterizzate da alcuni elementi comuni; innanzi tutto sono prevalentemente popoli di cacciatori-pescatori e pastori-allevatori, tendenzialmente nomadi. Inoltre si rintracciano delle notevoli coincidenze per ciò che riguarda le loro religioni; incontriamo sempre un dio celeste che abita il cielo e che è spesso lontano dalle questioni umani, e i suoi diversi figli (o messaggeri); proprio con questi lo sciamano intrattiene rapporti particolari. Di grande rilevanza sono inoltre tutti i riti di caccia e il culto degli antenati.

Analizziamo quindi il percorso che lo sciamano compie dal suo reclutamento fino alla sua effettiva attività. Iniziamo parlando proprio dei metodi di reclutamento; Eliade ce ne indica due principali

1) la trasmissione ereditaria della professione sciamanica, e 2) la vocazione spontanea, la “chiamata” o l’ “elezione”.
M. Eliade

In entrambi i casi l’aspirante sciamano deve acquisire due diversi tipi di istruzione: un’istruzione di ordine estatico (sogni, trance, ecc.) e un’istruzione di ordine tradizionale (mitologia, genealogia del clan, tecniche sciamaniche, nomi e funzioni degli spiriti, ecc.). Questa doppia istruzione deve essere impartita dagli spiriti o dai vecchi sciamani, e porta alla vera e propria iniziazione. Il testo riporta una ricca esemplificazione di questa fase, dando descrizione di quanto avviene presso vari popoli, come i Lapponi, i Samoiedi, i Voguli, e poi i Tungusi, Buriati, Altaici; non mi dilungo qui sui singoli esempi, basti ricordare che spesso la vocazione si manifesta con crisi isteriche , convulsioni, malattie o visioni oniriche, e solo in seguito a questi avvenimenti inizia l’istruzione vera e propria. Il percorso dello sciamano parte quindi da queste esperienze particolari, che rappresentano una scelta fatta dagli spiriti e un momento di radicale trasformazione nella vita del prescelto.

Fondamentale è al proposito notare che le esperienze della vocazione rispecchiano lo schema tradizionale di passione – morte – resurrezione:

Le sofferenze […] causate corrispondono alle torture iniziatiche, l’isolamento psichico di un “malato scelto” è l’equivalente dell’isolamento e della solitudine rituale delle cerimonie iniziatiche, l’imminenza della morte avvertita dal malato (agonia, incoscienza, ecc.) ricorda la morte simbolica che figura nella maggior parte delle cerimonie di iniziazione.
M. Eliade

Abbiamo quindi una scelta dall’alto (spiriti, antenati, ecc.) la cui conseguenza terrena per il prescelto è la “malattia estatica”, che comporta un distacco dal mondo normale, una morte simbolica (spesso caratterizzata dallo smembramento del corpo seguito da un rinnovamento degli organi interni e delle viscere) e una rinascita con un nuovo corpo e uno nuovo spirito dopo una rivelazione religioso-sciamanica.

La morte simbolica e la contemplazione del proprio scheletro sono un momento ricorrente in molte tradizioni sciamaniche

“Osservandosi così, nudo e affatto libero dalla carne e dal sangue caduco ed effimero, egli, usando sempre la lingua sacra degli sciamani, si consacra al grande corpo attraverso la parte del corpo destinata a resistere di più”
M. Eliade

Ridursi a scheletro significa rinnovarsi totalmente, rinascere ed essere finalmente pronti a ricevere i nuovi poteri; l’acquisizione di potere avviene per trasmissione al candidato da parte degli antenati-sciamani . Inoltre lo sciamano verrà affiancato da spiriti ausiliari, che sono a lui subordinati e che gli sono in qualche modo “concessi” dallo spirito guida (lo spirito da cui lo sciamano è stato scelto). Dal momento dell’acquisto dei poteri, lo sciamano si trova così ad avere contatto con diverse categorie di spiriti; egli li potrà vedere, momento che indica il superamento della condizione umana profana. Lo sciamano diventa quindi un essere che ha rapporti concreti con gli altri mondi: è interessante notare che spesso gli spiriti vengono rappresentati in forma di animale. Lo sciamano, durante le sedute, imita i gesti e la voce di tali animali, come a volersi trasformare in quegli stessi spiriti: come prima la contemplazione dello scheletro, anche qui l’imitazione sciamanica dello spirito-animale dimostra che lo sciamano è colui che è in grado di abbandonare la condizione umana per aprirsi alla morte, e agli spiriti ad essa collegati.

A questo punto viene riportata una lunga serie di esempi di iniziazione sciamanica nelle varie zone dell’Asia centrale e centro-settentrionale. Non è questa la sede per analizzare tali testimonianza, ma è importante ricordare alcuni elementi di grande importanza che riguardano la visione cosmologica in cui si inserisce l’opera dello sciamano, primo fra tutti l’ascesa rituale degli alberi.

L’ascendere a mezzo di un albero, di una liana o di una corda è motivo mitico diffusissimo
M. Eliade

Il suo significato è manifesto: l’ascesa simbolica al cielo (dimora di alcuni dei e spiriti) e la ridiscesa sulla terra. L’ascesa al cielo è anche eseguita mediante un volo attraverso le varie sfere celesti, dove il neofita gode di visioni. Esistono inoltre alcune credenze riguardanti l’ascesa tramite un arcobaleno celeste, ponte mitico che in tempi remoti avrebbe collegato il nostro mondo al mondo degli dèi. Da non dimenticare è il simbolismo della montagna sacra, che così grande rilievo ha nel panorama del Giappone. Il tema dell’ascesa non è solo legato alle fasi di iniziazione, ma compare anche come momento in cui lo sciamano ascende al cielo per interrogare gli dèi. Parallelo al motivo dell’ascesa, troviamo quello della discesa agli inferi, legate soprattutto al ruolo di sciamano come psicopompo e come “cercatore” di anime.

Lo sciamano è quindi colui che è in grado di passare da una regione cosmica all’altra, ovvero dalla terra ai cieli o dalla terra agli inferi

Lo sciamano conosce il mistero delle rotture di livello.

Emerge così una visione dell’Universo concepito come suddiviso su tre piano – Inferi, Terra e Cielo – collegati tra loro da un asse centrale. Ecco tornare il simbolismo dell’albero, del monte, del ponte, della scala; in un’epoca mitica era possibile la comunicazione tra i diversi piani; l’uomo tuttavia non è più in grado di ascendere o discendere negli altri piani

Solo gli sciamani sanno compiere l’ascensione attraverso l’apertura centrale; essi soli trasformano una concezione cosmo-teologica in un’esperienza mistica concreta. Questo è un punto importante: esso, fra l’altro, mette in risalto la differenza esistente fra la vita religiosa di un popolo nord-asiatico e l’esperienza religiosa dei suoi sciamani, la quale è una esperienza personale ed estatica. […] Una comunicazione reale tra le tre zone cosmiche non esiste che per questi ultimi [gli sciamani] M. Eliade

Cercando di riassumere quanto detto fin qui, lo sciamanismo è una tecnica estatica, le cui origine sono fatte risalire ai popoli dell’Asia centrale e centro-settentrionale: lo sciamano è colui che, per chiamata da parte di spiriti di varia natura (antenati, spiriti-sciamani, morti, dèi, ecc.) abbandona la normale vita religiosa per addentrarsi in un percorso fisicamente e psicologicamente duro. La fine del percorso comporta una morte simbolica e una rinascita come nuovo essere, in grado di comunicare con gli spiriti e di viaggiare nei vari piani dell’universo. Il compito che lo sciamano svolge all’interno della comunità è quindi quella di intermediario; comunica con i morti, chiede udienza ai grandi dèi celesti, guarisce le malattie causate da spiriti malvagi. Originariamente lo sciamanesimo presuppone un retroterra animista; l’opera dello sciamano si sviluppa generalmente all’interno di una certa cosmologia, dove i tre piani dell’Universo, una volta collegati, sono ormai divisi, e la mobilità tra i piani e concessa solo ed esclusivamente allo sciamano.

Quello che Eliade ha individuato come lo sciamanesimo tipo, vale a dire quello siberiano, e nord asiatico ha esercitato un’enorme influenza religioso-culturale sulla Cina sud-orientale, sull’India del sud, sul Tibet e sull’Iran occidentale. Si noti come, anche se lo sciamanesimo è stato ampiamente influenzato dal Buddhismo, e in particolar modo dalla corrente del Buddhismo Tantrico che prende il nome di Lamaismo, ha a sua volte introdotto grandi cambiamenti in questa come in altre religioni. Lo sciamanesimo, rispondendo alle situazioni in cui le masse sono esposte a continue o improvvise ansie, o a situazioni di anomia sociale, risulta un forte potere, anche se spesso latente, di supporto e di sviluppo dei movimenti religiosi di massa. Per quanto concerne l’ambito nipponico, Hori propone un’interessante analisi sul legame tra momenti storici significativi e l’emergere di movimenti religiosi di stampo sciamanico: nel suo studio sul ruolo sociale della religione in Giappone sostiene che, nei momenti cruciali della storia dell’arcipelago, quando la popolazione vive in uno stato di ansia e incertezza, quando le norme tradizionali sono messe in discussioni da nuove istanze e cambiamenti, lo sciamanesimo offre la possibilità di regolazione e taratura. Analizzando i diversi movimenti religiosi che prendono il nome di Nuove Religioni , emergono infatti vari elementi di natura sciamanica, particolarmente nella biografia personale dei vari fondatori, e più spesso fondatrici.

By |2017-02-16T18:42:50+00:00August 12th, 2014|antropologiA, Estate 2014, Itako|0 Comments

Share This Amazing Location!