Vorrei a questo punto riportare alcuni brevi esempi di percorso iniziatico intrapreso da aspiranti sciamane e asceti, in modo da rendere più chiaro quanto analizzato fino ad ora .

Iniziamo con il primo esempio, riguardante una donna che intraprende questo percorso particolare. Le testimonianze riportano di come, dall’età di tre anni, ella abbia iniziato a sentire una particolare influenza spirituale, reikan, una sorta di chiaroveggenza che le permetteva di indovinare gli avvenimenti prima che si verificassero. Dopo essersi sposata, iniziò a subire una serie di possessioni sempre più violente, finché lo sciamano locale la convinse a scegliere la strada dell’ascesi; passò così quattro anni purificandosi attraverso le pratiche gyō come il mizugori e le interdizioni alimentari. Lei stessa dichiarò che, tra le numerose divinità incontrate nel suo percorso, quella che più spesso le ha prestato aiuto è stata Ryūjin-sama, il dio drago; era proprio questo kami che più spesso si impossessava di lei, permettendole lunghi oracoli, e permettendole la comunicazione con gli spiriti dei morti; tuttavia, non essendo un’itako né volendo intraprende quel percorso, la praticante non si è mai dedicata a questa particolare attività.

Le sue attività divennero famose nell’area, tanto da farla diventare un ikigami, una divinità vivente, fino a quando morì nel 1976. I suoi poteri spirituali sono poi passati alla figlia, che attraverso la cerimonia del kamiage, letteralmente l’uscita del kami, è a sua volta diventata una ikigami.

Anche il secondo esempio è un’esperienza al femminile. Questa donna sperimentò la prima possessione a dodici anni; a tredici manifestò doti di chiaroveggenza. Per via di questi fenomeni venne inizialmente considerata mentalmente instabile e trattata da malata. Si sposò a diciannove anni, ma dovette mantenersi da sola per i successivi sei – il marito era nella marina – e quando ebbe accumulato il denaro necessario, decise di iniziare a dedicarsi alle pratiche di ascesi. A ventisei anni lasciò il marito, che aveva scoperto avere un’altra donna; quest’episodio influì fortemente sulla sua visione dell’intero genere umano, e minò alla base la sua fiducia nel mondo. Di conseguenza si dedicò ancora più intensamente all’ascesi; in questo periodo iniziò ad incontrare i kami nei suoi sogni. Iniziò inoltre uno stretto regime alimentare, nutrendosi solo ogni tre giorni, e limitando i pasti a piccole razioni di riso. Furono quindi tre anni di ascesi in cui sopravvisse fondamentalmente ad acqua, e nei quali si impegno interamente alle pratiche ascetiche di abluzione, ripetizione di azioni e parole rituali e totale concentrazione sul mondo onirico. Nei sogni era solita incontrare i kami nelle sembianze di un anziano canuto, o di un giovane attraente.

All’età di trentun anni iniziò la vera e propria attività di kamisan, di specialista delle cose sacre.

Il terzo è il caso di una donna che manifestò i primi sintomi di potere spirituale verso i diciotto anni; si trattò di una forte sensazione di panico e del presentimento che una persona stava per morire, il tutto accompagnato da un forte dolore al corpo.

A ventitre anni sposò un pescatore, ma la relazione non durò; l’anno seguente accompagnò la madre ad un komori in un tempio buddhista di Nichiren, per pregare per la guarigione da una malattia; iniziò così le pratiche dell’acqua fredda, mizu wo kaburu gyō 水を被る行, per alleviare il proprio male interiore. Rimase al tempio anche dopo che la madre, ottenuta la guarigione, tornò a casa; fino all’età di quarantun anni si dedicò continuamente a questo regime di abluzioni purificatrici, di recitazioni quotidiane (il daimoku), e di cura del tempio.

Più o meno a questa età, in una delle sue quotidiane pratiche ascetiche, percepì una massa sulla schiena, che quasi immediatamente si rimpicciolì e si spostò sull’addome dove iniziò a muoversi in modo circolare; proprio questa massa iniziò a “chiamarla” verso un diverso tipo di attività, anche se non comprese immediatamente quale fosse. Interpretò comunque questa massa come un segno del Dio Drago, che da quel momento considerò il suo kami tutelare. L’anno seguente, durante un rituale di purificazione, iniziò improvvisamente a piangere e poi a mormorare in modo incoerente; non ebbe alcun ricordo di questo avvenimento, ma lo indicò come il suo primo oracolo. Un anno dopo le fu concesso di recitare preghiere per gli altri.

I fedeli iniziarono a rivolgersi a lei per avere aiuto, soprattutto se infastiditi dallo spirito di un kami, di una persona viva o di un morto; a seconda di queste tre alternative, il suo stesso fisico sentiva dolore in zone diverse, permettendole così di individuare la causa del problema. Iniziò anche a svolgere il ruolo di yorishiro. Ella stessa definì lo yorishiro come una persona che non può entrare volontariamente in contatto con le divinità, ma che è in grado di entrare nella dimensione del soprannaturale grazie alla guida di un genja 験者; per questo iniziò a lavorare con il capo monaco del tempio di Nichiren. Poiché tuttavia il ruolo di yorishiro la stancava notevolmente di più rispetto alla sua attività precedente, dopo i cinquant’anni ricominciò a lavorare da sola per i fedeli richiedenti.

Proponiamo ora il caso di un uomo; quando aveva dodici anni suo padre fu colpito da una malattia che lo lasciò sospeso tra la vita e la morte, finchè diversi professionisti del sacro si recarono da lui e riuscirono a curarlo miracolosamente. Proprio per questo episodio il giovane decise quindi di diventare un gyōja 行者, un praticante asceta.

Iniziò così a praticare insieme al padre, abbandonando la scuola a sedici anni per dedicarsi completamente all’ascesi. Si dedicò alle pratiche ascetiche della montagna, purificando il proprio corpo prima di accedere a questo territorio sacro, e rispettando fedelmente le interdizioni alimentari. A vent’anni fu posseduto da un animale magico, l’izuna , che da quel momento gli permise di pronunciare profezie sempre corrette.

A ventidue anni iniziò tuttavia a dubitare che questi oracoli provenissero direttamente dalle divinità, ed iniziò così un percorso ascetico nel quale si spinse ai limiti della sopravvivenza; si rinchiuse in una caverna nel cuore dell’inverno, dedicandosi incessantemente alle preghiere, per poter sentire la chiara voce delle divinità. Riuscì finalmente a udire un kami, Ōhirume no Ōkami, che da quel momento divenne la sua divinità tutelare; dichiarò di aver compreso che la fede è una questione di purificazione spirituale.

Dall’età di trentotto anni, iniziò la sua attività nella città di Kamaishi; durante le trance non ha mai parlato in prima persona. Quando il richiedente gli rivolgeva una domanda, iniziava a pregare, e ad ascoltare la risposta delle divinità o degli spiriti; finita la trance, riportava quanto udito al fedele, in un normale tono di voce colloquiale.

Da quanto possiamo vedere dagli esempi citati, lo schema che sottende le diverse esperienze è a grandi linee ricorrente: esperienze soprannaturali in giovane età, accompagnate a volte da dolori fisici; scelta di intraprendere la via ascetica, che comporta la ripetizione costante di alcune pratiche, prima fra tutte il mizugori e le abluzioni con l’acqua fredda; sopraggiunge poi la chiamata, o il contatto diretto con una divinità o uno spirito guida, che parla al praticante attraverso sogno o stati di trance; da questo momento inizia così la vera e propria attività soprannaturale, con la nuova figura sacra che accoglie i fedeli, ascolta le loro richieste e interpella i kami e gli spiriti per avere un responso, o rivolge loro preghiere per ottenere effetti positivi.