Che tipo di divinità è quella che sceglie e possiede la miko? Il Kojiki e il Nihonshoki riportano una lunga serie di nomi di kami che possiedono di volta in volte le sciamane, ma questi dati non sono sufficienti per una risposta esauriente; bisogna guardare allora ad altre fonti, meno dirette ed elevate dei testi classici, vale e dire le leggende e le favole del folklore popolare. Per quanto i messaggi in esse presenti vadano interpretati e riletti con attenzione, esse sono il mezzo più significativo ed efficace per cogliere quest’importante aspetto della pratica sciamanica.

Gli studiosi tendono a dividere queste narrazioni in diverse categorie, di solito in quattro gruppi. In tutte compare con insistenza la figura di un serpente soprannaturale, a volte esso è l’amante della donna, da cui si reca misteriosamente di notte portando come conseguenza alla nascita di un bambino; altre volte è il suo carnefice, e la donna diventa la vittima sacrificale, sepolta viva o fatta annegare nelle acque.

Proviamo allora ad analizzare in breve queste storie.

Il primo gruppo che analizziamo raccoglie tutte quelle leggende che portano il nome di shinkontan 神婚短, “favole del matrimonio divino”, nelle quali viene narrato appunto il matrimonio tra un essere umano e un dio; parte di queste storie vede una ragazza umana visitata da un kami sconosciuto, che si rivela poi essere un serpente; parte invece vede la dea del mare che lascia la sua dimora per sposare un uomo mortale, e che poi fa ritorno al proprio mondo, in forma di serpente, quando il marito viola un particolare tabu. Spesso questi tipi di leggende sono associati a particolari santuari, come ad esempio quello di Miwa o quello di Kamo; nelle leggende di Miwa , viene narrato l’amore del dio Ōmononushi che si innamora di una fanciulla chimata Seyadatarahime. Il dio discende nel fiume sotto la forma di una freccia rossa e raggiunge la fanciulla nei genitali mentre questa è nel fiume. La ragazza porta la freccia a casa e la mette nel suo letto, dove ad un tratto si trasforma in un uomo giovane e attraente che la prende in moglie. Un altro tipo di leggende di Miwa, chiamato odamaki 苧環, filo di canapa, narra di Ikutamayorihime, una fanciulla che viene visitata di notte da uno sconosciuto amante, al quale da un figlio. I suoi genitori, per scoprire l’identità dell’uomo, suggeriscono alla figlia di cucire un filo di canapa all’orlo dei suoi vestiti, e di seguirlo poi il giorno successivo. La fanciulla segue il suggerimento dei genitori, ma la mattina al risveglio si accorge che il filo è passato attraverso il buco della serratura, ed è arrivato fino al tempio di Miwa. Diventa così chiaro che l’amante della ragazza non è altro che il dio Ōmononushi nella forma di serpente .

Questa leggenda si è diffusa in tutto il Giappone, secondo diverse varianti e in associazione con diversi templi; alcune forme possono essere rintracciate anche nella letteratura, ad esempio nel Heike Monogatari e nel Genpei Seisuiki . Nel primo testo, la ragazza segue il filo di canapa per miglia e miglia in tutta la provincia, fino all’ingresso di una profonda grotta; da qui chiama il suo amante, pregandolo di uscire; dall’interno questi risponde, dicendo che se avesse visto il suo vero volto, la ragazza sarebbe stata sopraffatta dalla paura. Tuttavia la fanciulla insiste, e così dalla caverna sbuca un mostruoso serpente, talmente spaventoso che la ragazza sviene alla sia vista.In alcune delle storie analizzate e in molte altre, il nome della ragazza amata dal serpente divino è Tamayorihime 玉寄り姫; proprio dall’analisi di questo nome alcuni studiosi tra cui Yanagita hanno suggerito una connessione tra questo tipo di leggende e i rituali sciamanici. Si sostiene che questo sia un nome generico per indicare la miko, poiché indicherebbe una ragazza (hime姫) posseduta (yoru寄る) da un dio (tama玉). Queste leggende quindi indicherebbero culti dove la miko veniva scelta specificatamente da una divinità connessa con l’acqua e il serpente .

Altri templi invece dedicano il loro culto a un’altra forma di matrimonio divino, quello prima ricordato tra una donna divina e uno sposo umano. Il prototipo di questo genere di racconti può essere rintracciato nel Kojiki, dove si narra della figlia del re del mare, Toyotamahime, che lascia il suo mondo per sposare Ho-ori e dargli un figlio; la principessa tuttavia chiede al marito di rispettare un ferreo divieto, non guardarla mentre sta partorendo. Ho-ori, tuttavia infrange questo divieto e sbircia nella stanza dove la moglie si è ritirata per partorire; vede così che la donna ha assunto le sue sembianze originarie di wani 鰐, coccodrillo o serpente. Appena si rende conto di essere stata spiata, la principessa abbandona immediatamente lo sposo e fa ritorno al suo regno acquatico, chiudendo dietro di sé le barriere che dividono i due mondi.

In entrambi i tipi di leggende che riguardano il matrimonio divino, gli studiosi hanno rintracciato elementi di un antico culto sciamanico in cui una donna veniva scelta per servire il dio serpente .

Questa categoria non è l’unica che sembra indicare una stretta connessione tra lo sciamanesimo femminile e la divinità serpente. Abbiamo infatti un secondo gruppo di leggende, denominate hito-bashira 人柱, “colonna, stele umana”, diffuse in ampie zone del paese, in cui una donna viene seppellita viva come offerta propiziatoria per il dio serpente che controlla il fiume o il lago; se un argine cedeva troppo spesso, o la diga crollava improvvisamente, si ricorreva a un sacrificio per porre rimedio alla situazione. Ogni villaggio e ogni tempio avevano i propri criteri per scegliere la vittima sacrificale, di solito un viaggiatore di passaggio ; in moltissimi casi, tuttavia, la vittima sacrificale era una miko. A titolo di esempio, riportiamo la leggenda di un villaggio nel Rikuzen; quando un argine cedette durante la costruzione, gli abitanti del villaggio catturarono una miko che stava viaggiando in quei luoghi e la seppellirono viva; l’argine fu terminato e gli abitanti del villaggio costruirono un tempio in onore della sciamana, proprio nel punto esatto in cui l’avevano sacrificata

Un terzo e ultimo gruppo di leggende, denominato orochi-taiji, uccisione del serpente, narra di una donna, designata come vittima sacrificale di un mostruoso serpente, che all’ultimo momento viene salvata da un giovane eroe, che passando per caso in quelle lande, sente i suoi lamenti e corre in suo soccorso. Il prototipo di questa storia è ancora una volta nel Kojii, dove il dio Susano-o incontra una coppia di genitori anziani che si disperano perché la loro ottava e ultima figlia è stata designata, come già le sue sorelle, a diventare vittima sacrificale del terribile drago dalle otto teste. Grazie a uno stratagemma tuttavia, Susano-o riesce a immobilizzare il drago, a ucciderlo e a liberare così la giovane fanciulla .

Anche a questa categoria di leggende può essere applicata l’interpretazione precedentemente proposta; la figlia sacrificata non sarebbe una semplice fanciulla, ma una miko; il numero otto delle donne sacrificate richiamerebbe l’antico costume per cui venivano scelte otto miko per servire le divinità; lo stratagemma usato da Susano-o, che comporta l’utilizzo di liquore di riso, rimanda alla bevanda sacra utilizzata solo nei momenti in cui la divinità discendeva nel villaggio. Queste ed altre analisi portano quindi a valutare l’ipotesi che tali leggende nascano da un’originale culto in cui una miko, o un gruppo di otto miko, prestavano i loro servigi alle divinità nei momenti cruciali delle feste stagionali, momenti in cui il kami scendeva nel villaggio.