Qual è dunque il modo in cui la sciamana acquista i suoi speciali poteri? Generalmente possiamo trovare due modalità di accesso a questa attività; in un caso, assistiamo ad una chiamata, da parte di una divinità o di uno spirito soprannaturale, attraverso sogni o possessioni, che spingono così la prescelta ad abbandonare la vita profana e a iniziare il nuovo percorso sacro; nel secondo caso invece, l’ingresso in questa nuova vita avviene per una precisa scelta e volontà dell’inizianda. Non abbiamo in questo caso una vocazione o una chiamata dall’alto, ma una decisione più o meno cosciente da parte dell’interessata.

Sia che si tratti di vocazione, di chiamata, o di scelta personale, è necessario che l’aspirante sciamana inizi un percorso ascetico particolarmente intenso e duro; solo attraverso queste pratiche potrà ottenere i nuovi poteri ed entrare così in una nuova vita, radicalmente trasformata rispetto a quella precedente.

L’insieme delle pratiche iniziatiche viene generalmente denominata gyō 行; sono un insieme di esercizi e attività che possono essere definite ascetiche, in quanto sono particolarmente dolorose, estenuanti, spesso ripetitive, che richiedono un’estrema forza di volontà e hanno lo scopo di distaccare completamente corpo e mente dalla realtà cui sono abituati .

L’insieme di queste discipline può essere suddiviso in tre grandi categorie; le interdizioni alimentari e le pratiche di digiuno, le pratiche connesse all’acqua fredda, e infine la recitazione di sutrā e parole magiche.

Le restrizioni sul cibo, e in particolare i divieti di nutrirsi di determinate sostanze ritenute controproducenti per l’acquisto dei poteri sciamanici, sono ricorrenti in tutti i percorsi iniziatici; riconosciamo in particolare l’astensione dalla carne, nikudachi, l’astensione dal sale, shiodachi, l’astensione dai cinque cereali, kokudachi, e l’astensione dal cibo cotto, hidachi, tutte restrizioni ancora oggi raccomandate e praticate nei percorsi di ascesi. L’origine di questi divieti risale a diverse fonti e credenze; per quanto riguarda l’astensione dalla carne, essa può derivare sia da precetti Buddhisti, con la forte colpevolizzazione dell’uccisione di altri esseri viventi, che dalle credenze Shintō legate all’orrore del sangue, in particolare di quello dei quadrupedi. Il divieto di nutrirsi di cereali invece può originarsi da credenze di stampo taoista, in particolare dalla dottrina dei Tre Vermi. Secondo questa credenza, il corpo umano ospita fin dalla nascita tre vermi parassiti, la cui esistenza e attività causa un’abbreviazione della vita umana; si crede che il cibo preferito da questi parassiti siano proprio i cinque cereali. Astenersi da riso, grano, miglio, orzo, e fagioli costringerebbe quindi i vermi ad abbandonare il corpo umano, permettendo così all’uomo di prolungare la durata della propria vita.