La letteratura è ricca di resoconti e aneddoti di asceti che riescono ad ottenere enormi poteri e una vita estremamente lunga proprio grazie all’astensione dai cinque cereali; Ryōsan, un asceta del Monte Kimpu, praticò il kokudachi e il shiodachi, nutrendosi solo di foglie; per dieci anni recitò giorno e notte il Sutrā del Loto e continuò la sua dieta in cima al monte. Divenne così santo e potente che ogni demone giunto per disturbare la sua ascesi venne intimidito e minacciato, iniziando anzi a portare all’asceta doni di frutta e bacche. Yoshō, un altro asceta, iniziò un regime alimentare ancora più ferreo, limitandosi a mangiare noci e bacche, fino a ridurre il proprio cibo a un solo chicco di miglio al giorno; dopodiché smise completamente di mangiare. A questo punto svanì, ma si dice venisse visto volare nel cielo come una fenice, poiché tutto ciò che era rimasto di lui era uno scheletro aereo.

In conseguenza a questi particolari divieti alimentari si sviluppa la pratica del mokujiki 木喰, “mangiare gli alberi”; al posto dei cinque cereali, si iniziano a mangiare nocciole e noci, bacche e pigne . Da qui nasce il titolo di Mokujiki Shōnin, Santo Mangiatore di Alberi, dato a molti asceti sin dall’epoca medievale, il più famoso dei quali è un intagliatore del diciottesimo secolo, morto nel 1810 all’età di novantatre anni dopo averne trascorso circa cinquanta in pellegrinaggio per tutto il Giappone, lasciando in ogni luogo visitato un’immagine intagliata del Buddha.

Ultimo elemento da analizzare nell’ambito delle restrizione alimentari è la pratica del digiuno totale per un determinato periodo di tempo, danjiki; per quanto meno praticato rispetto alle altre pratiche, si riconosce al danjiki una grande capacità di produrre potere .

La seconda categoria di discipline ascetiche racchiude tutte quelle legate all’utilizzo dell’acqua fredda, denominate suigyō 水行; ricorrono meno frequentemente nelle cronache medievali, se paragonate ai digiuni e alle interdizioni alimentari, ma è evidente comunque che vengano ritenute indispensabili per l’acquisto dei poteri spirituali.

È ormai diffusa l’immagine dell’asceta che rimane immobile sotto la cascata, preferibilmente nella tarda notte durante il periodo più freddo a metà inverno; le cascate di Nachi, a Kumano, sono considerate già nel Medioevo un luogo estremamente efficace per l’acquisizione di poteri soprannaturali. Da diversi racconti, tra i quali il famoso Heike Monogatari, abbiamo testimonianza di una pratica, chiamata Nachi-gomori 那智籠もり, “ritiro a Nachi”, che ebbe molta diffusione tra gli asceti dell’epoca .

Laddove non è possibile praticare sotto una cascata naturale, si ricorre alla pratica del mizugori 水垢離, con la quale grandi secchi di acqua fredda vengono rovesciato sul capo e sul corpo dei praticanti, a precisi e regolari intervalli di tempo .

Suigyō e pratiche alimentari hanno in comune il fine catartico che si prefiggono; entrambe mirano alla pulizia, al ripristino della purità, alla rimozione delle contaminazioni. Ad oggi, comunque, queste pratiche hanno anche un altro valore; non sono solo più una modalità per cancellare le impurità, ma una via per raggiungere la concentrazione e la chiarezza di visione. Il loro impatto sul sistema psico-fisico è enorme, destabilizzante; in un certo senso indeboliscono il normale equilibrio mentale, per non parlare dell’aspetto più prettamente fisico. Nonostante questo, anzi proprio per questo, permettono al praticante di raggiungere un diversa forza, un potere superiore, reiryoku, non raggiungibile nelle normali condizioni fisico-mentali .

Inoltre, possiamo notare un elemento aggiuntivo, in connessione con le pratiche suigyō; le abluzioni con acqua fredda, il ritiro in luoghi freddi, nel cuore dell’inverno, l’ingestione di alimenti freddi, in sostanza la sopportazione volontaria del freddo, porta l’asceta ad alimentare il proprio calore interno.

 By enduring cold the shaman in Japan is able to activate in himself that magical heat which with the shaman in so many part of the world is the proof that he has risen above the ordinary human condition . C. Blacker

Emanare calore equivale a possedere poteri soprannaturali; è una dimostrazione di aver acquisito doti superiori e di essere in grado di padroneggiarle.